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Il neo eletto non è sorpreso: «Immaginavo di vincere, la squadra è forte. E ora al lavoro»
Punita la logica del vae victis, del sei con me o contro di me Qui ci sono da affrontare numerose emergenze, noi siamo pronti
OLBIA. Difficile immaginarlo con la maglietta di Che Guevara e l’eskimo all’assalto del fortino del centrodestra. Il mite uomo in pipa e doppiopetto di ordinanza che ha raso al suolo la casa delle libertà, Gianni Giovannelli, è più un’icona della moderazione. Passeggia davanti all’ingresso del municipio in attesa di sedersi dopo due mesi sulla poltrona da cui era stato spodestato. Ma tra il Giovannelli I e il Giovannelli II c’è in mezzo una rivoluzione che ha schiantato il cuore del berlusconismo. Che ha cancellato la capitale balneare dell’impero azzurro.
Una fetta di storia. La Coalizione civica, miracolosa miscela di centrosinistra e terzo polo, ha trovato l’amalgama giusto per creare una corazzata che ha strappato la più berlusconiana delle città al centrodestra. Un vaccino al contagio azzurro che per oltre 10 anni ha conquistato l’Italia. L’uomo che ha guidato la strana rivoluzione mite è Gianni Giovannelli. «La città ha capito le ragioni della mia scelta - dice -, non la ricerca di una poltrona, ma il rifiuto di logiche poco trasparenti. Olbia ha compreso che all’origine della coalizione c’è l’esigenza di risolvere le emergenze. Siamo nati in questo modo, con una spinta dal basso, dal popolo, che ha mosso i partiti. La città ha punito l’arroganza. Gli atteggiamenti eccessivi manifestati anche in campagne elettorali munifiche in tempi di crisi. Aerei, palloni, manifesti e altro. È stata punita la logica del vae victis. Del sei con me o contro di me». Giovannelli stila anche il programma dei 100 giorni. «Affronteremo le grandi emergenze della città, Tarsu, strade, opere urbanistiche, riorganizzazione della macchina amministrativa, commercio, decoro urbano e sicurezza. Verificheremo tutti gli appalti e lo stato di attuazione dei lavori pubblici». Giovannelli non è stupito del successo. «Mi aspettavo una affermazione così forte. Non è stato merito mio, ma un successo della coalizione».
L’architetto della Coalizione, l’uomo che ci ha messo l’ingegno, il cervello e il cuore, è il senatore Gian Piero Scanu. Il suo coraggio è stato premiato. È il candidato più votato con 820 preferenze. Lui spiega i motivi del successo in modo semplice. «L’esperienza della Coalizione civica verrà esportata nel resto del paese - dice -. La forza è nella capacità di fare incontrare la politica e le persone. La coalizione parte dalla gente, dalla spinta arrivata dal basso, accolta, interpretata e affiancata dai partiti. Olbia aveva bisogno di democrazia e libertà, non solo economica. La città ha subìto come uno sfregio la formazione di un gruppo di potere che di fatto ha spaccato la comunità e ha determinato profonde divisioni. Ha creato la logica del con me o contro di me». Decise anche le priorità. «Lavoro, lavoro, lavoro - conclude -. Sono migliaia le famiglie in difficoltà. Dobbiamo mettere loro davanti a tutto». Un altro dei padri di questo successo è Giommaria Uggias, europarlamentare dell’Idv e capolista. «La vittoria è del progetto e della collegialità - dice -. È la vittoria di un metodo premiato al di là della mia personale affermazione. L’Idv ha avuto una progressione astronomica, 4 anni fa ha preso 0,38%, oggi sfiora il 5. Una grande soddisfazione».
Giovannelli sindaco dopo lo spoglio infinito
Solo alle 21 di ieri la proclamazione ufficiale. Seggi nel caos: tensione e timori di brogli
OLBIA. La vittoria di Gianni Giovannelli è apparsa chiara sin dalla sera di lunedì. Ma il candidato sindaco della Coalizione civica ha potuto essere sicuro al cento per cento della sua elezione solo alle 21 di ieri, quando il sito internet del comune ha pubblicato i risultati di tutte le 48 sezioni elettorali. Tutta colpa delle lentezza impressionante con cui sono state condotte le operazioni di spoglio. Olbia è stato l’ultimo comune italiano a dare i risultati definitivi. Un record negativo spiacevole che ha creato tensione fra i candidati e addirittura timori di brogli.
Spoglio lunghissimo. Olbia è diventato un caso nazionale non solo per il risultato elettorale, ma anche perché fra le 12991 sezioni che in tutta Italia hanno ospitato le votazioni, lo spoglio nelle 48 del capoluogo gallurese è stato il più lento in assoluto. Sotto accusa in particolare diversi presidenti di seggio, che non avrebbero avuto l’esperienza necessaria per dirigere le operazioni. Così, come prevede la legge, 24 ore dopo l’inizio dello spoglio, i plichi di nove sezioni sono stati chiusi e trasferiti alla commissione elettorale, che poi ha diffuso i risultati dopo un lungo lavoro supplementare.
Caso nazionale. A parte questo, il vero caso nazionale Olbia lo ha regalato con il risultato delle votazioni, comunque.
Gianni Giovannelli infatti ha vinto sbaragliando il centrodestra a capo di una coalizione che andava da Sel a Fli. Un laboratorio politico che ha funzionato benissimo in chiave antiberlusconiana, e che potrebbe anche diventare un caso da imitare in altre situazioni se non addirittura alle prossime politiche.
Risultato finale. Il risultato finale ha confermato il divario netto fra il vincitore e Settimo Nizzi: Giovannelli ha preso 17.543 voti (il 52,37 per cento), contro i 14.483 voti per il deputato leader della coalizione di centrodestra (fermo al 43,24 per cento). Incredibile ma vero, stavolta i sondaggi hanno funzionato davvero. Nella settimana precedente la votazione, infatti, i ben informati parlavano di una Coalizione civica accreditata del 53 per cento, mentre il centrodestra non riusciva a scavalcare la quota 45 per cento. Tutto confermato poi dall’esito scaturito dalle urne. Il centrodestra ha cercato di mascherare la paura per questi sondaggi e ha cercato con una campagna molto dispendiosa di rovesciare il trend. Tutto inutile, perché gli elettori olbiesi hanno votato convintamente la proposta della Coalizione civica.
I fattori decisivi. A favore di Giovannelli hanno giocato diversi. Sicuramente il vento contrario a Berlusconi, che ha soffiato in maniera impetuosa dal Friuli a Cagliari, attraversando dunque anche la Gallura. Poi gli olbiesi hanno punito la scelta, a questo punto si può definire frettolosa, di Nizzi di voler accelerare la caduta di Giovannelli riconosciuto come un sindaco comunque capace di occuparsi dei problemi della città. Infine il terzo fattore decisivo è stata la larga intesa, una sorta di Grosse Koalition alla tedesca, che ha unito Sel e il Pd, l’Idv e l’Upc, il Polo per l’Italia che nel suo contenitore ospitava Api, una parte dell’Udc e Fli oltre alle due liste civiche. Queste ultime a caratterizzare l’indirizzo preso da Giovannelli che, sin dall’inizio di questa avventura, ha detto e sottolineato di voler evitare qualsiasi appartenenza partitica, dedicandosi esclusivamente alla città.
I seggi. Giovannelli ha vinto praticamente dappertutto, cedendo solo nelle frazioni. Il dato statistico è eclatante. Il sindaco eletto si è imposto infatti in 42 dei 48 seggi lasciandone uno solo in città (il 30 di via Vignola ma per 10 voti) e poi quelli di Murta Maria, Berchiddeddu, San Pantaleo, Putzolu e Porto Rotondo.
Gli eletti. Il consiglio comunale sarà composto da 24 rappresentanti della Coalizione civica oltre a Giovannelli e da 16 consiglieri del centrodestra. Nella maggioranza ci saranno otto consiglieri del Pd, 5 della Lista civica di Olbia che, appunto, ha riscosso un grande successo, 4 per il Polo per l’Italia (premiato in particolare l’Udc, ma anche Fli, mentre l’Api dovrebbe rientrare con le rinunce per gli assessorati). Tre seggi all’Upc di Antonio Satta, due all’Idv guidato da Giommaria Uggias, e uno ciascuno a Sel e alla seconda civica (Pari opportunità).
Nel centrodestra la parte del leone l’ha fatta il Pdl con 11 seggi più quello di Nizzi. Avranno un solo seggio Riformatori, Dc, Psd’az e Udc, zero invece La Destra e Italia federale. Proprio la debolezza delle liste alleate al Pdl è stato uno dei motivi del divario a proprio favore scavato dalla coalizione vincente.
Altri candidati sindaco. Nessun seggio andrà invece alle liste collegate con gli altri candidati a sindaco. Non ce l’ha fatta neanche Cristina Dessole e la sua Uniti e liberi, fermatasi a 871 voti e al 2,6 per cento. Il progetto dell’ex iscritta al Partito democratico sembrava poter raccogliere maggior consenso ma, evidentemente, la Dessole ha pagato la radicalizzazione dello scontro elettorale diventato subito fortemente bipolare, con Giovannelli e Nizzi padroni assoluti della scena. Sotto l’1 per cento Lisa Corimbi leader degli Indipendentisti uniti, Giovanni Nicolò Puggioni per la Lega nord e Gianmaria Bellu per Progres.
I precedenti. Il raffronto con le precedenti elezioni comunali, ovviamente, punisce il centrodestra. Per restare ai partiti maggiori, Forza Italia e An presero 4 anni fa insieme oltre il 43 per cento, mentre oggi il Pdl (senza Fli) arriva appena sotto il 30 per cento. Il Pd somma 17,22 per cento, un po’ più su di quello che separati ottennero 4 anni fa Margherita (10,06) e Ds (5,57). Il Pdl ha comunque fermato l’emorragia di voti che aveva contraddistinto le ultime due elezioni. Il partito di Berlusconi, all’esordio alle politiche del 2008 prese infatti in città oltre 16mila voti, pari al 56 per cento. Un boom ridimensionato ma non troppo alle regionali del 2009, quando arrivò al 44,79 per cento. Alle provinciali dello scorso anno il Pdl scese decisamente passando al 25.3 per cento vedendosi quasi raggiunto dal Pd (24.3) ma vincendo le elezioni comunque in Gallura. Stavolta il divario fra i due maggiori partiti è cresciuto nuovamente. Magra consolazione, visto che Nizzi è stato battuto.
Scanu è il più votato, Bardanzellu resta fuori
Il Pd piazza 8 consiglieri, Sel 1, Upc 3, Idv 2, successo del Polo per l’Italia con 4. Sei posti per le liste civiche. Il centrodestra occupa 16 poltrone, esclusi anche gli uscenti Carbini e Palitta
OLBIA. Slogan accattivanti e campagne munifiche non sembrano portare troppa fortuna. Le elezioni diventano il reticolato su cui cadono molti candidati, impallinati dai cecchini delle urne. Gian Piero Scanu, Pd, si scopre cannibale e con le sue 802 preferenze è il più votato in assoluto. Nella Coalizione civica ci ha creduto tanto da proporre a tutti i big di candidarsi. Ma lo hanno seguito in pochi.
I risultati clamorosi arrivano dai trombati eccellenti. Su tutti il consigliere regionale del Pdl Gianfranco Bardanzellu, i suoi 235 voti non bastano per entrare in Comune. Il centrodestra piazza 16 consiglieri. Nel Pdl eletti, oltre Settimo Nizzi, Michele Fiori (728 voti), Marzio Altana (608), Angelo Cocciu (599), Francesco Sanciu (559), Franco Casu (489), Marco Piro (483), Tonino Pizzadili (426), Giovanni Casalloni (345), Pietro Carzedda (331), Tiziano Pinna (289), Valerio Spano (284). Il primo dei non eletti è Gigi Carbini, che precede Gian Piero Palitta, e Bardanzellu. La Destra, per gli amanti delle curiosità la più votata è una donna rumena Geta Rarinca (35 voti), non elegge nessuno. La Dc mette Vito Langiu (204), primo dei non eletti è Roberto Derosas (142). Anche per i Riformatori ce la fa solo Giovanni Cassitta (243), la prima dei non eletti è Patrizia Bigi (215). L’Udc, forse una delle maggiori delusioni di questa elezione, con appena il 2,6, riesce a fare eleggere Gesuino Satta (326) il secondo è lontano un abisso, Daniele Russu (54 voti). Alessio Pilu, con il suo slogan “Pilu per tutti” non raccoglie più di 43 voti. Il Psd’Az elegge Stefano Fancello (225), il primo dei non eletti è Pablo Luciano (169). L’Italia Federale non elegge nessuno.
Nella Coalizione Civica il Pd elegge 8 consiglieri. Gian Piero Scanu (820 voti), Rino Piccinnu (501), Gianni Ricciu (473), Carlo Careddu (454), Antonio Loriga (303), Marino Achenza (237), Ivana Russu (235) Luigi Damigella (222). Prima dei non eletti è Liliana Pascucci (204). Sel mette un consigliere, è Giovanni Antonio Orunesu (163), primo dei non eletti è Antonio Piras (84). Successo per l’Upc di Antonio Satta che con il suo 6% piazza 3 consiglieri, Gesuino Achenza (186), Benedetto Cristo (154), Rina Pileri (151), primo dei non eletti è Tore Pitta (143). Nell’Idv passano in due Giommaria Uggias (272) e Gianni Urtis (190), prima dei non eletti è Giovanna Spano (153). Matteo Sanna vince la sua personale sfida. Aveva promesso che con il Polo per l’Italia avrebbe preso più voti di 5 liste del centrodestra, l’8% è bastato. Il polo per l’Italia mette quattro consiglieri, Vincenzo Cachia (323), Giulio Careddu (278), Marco Vargiu (222) e Gianluca Corda (201), il primo dei non eletti è Giorgio Spano (186). La lista Civica per Olbia, legata a Giovannelli, va vicina al 12 per cento ed elegge 5 consiglieri. Vanni Sanna (407), Stefano Giua (275), Davide Bacciu (230), Andrea Serra (211), Monica Fois (181), primo dei non eletti è Luciano Lombardo (174). Un seggio anche all’altra civica, la Pari opportunità che con un’elezione quasi condominiale, 25 voti, elegge Enza Tucconi. (l.roj)
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